Un sogno, un incubo, un monito?

Sono giorni che mi sveglio agitata, con la sensazione di aver visto e vissuto nel sonno cose che non sono riuscita a capire ma che, invece, avrei dovuto approfondire, spiegare. La sensazione di una sorta di "monito" nascosto in questi incubi notturni resta, non sono premonizioni, è solo qualcosa che la mia coscienza cerca di comunicarmi e che io non so o non voglio cogliere.
Avant'ieri notte Marco mi ha svegliato dicendo che mi stavo lamentando, come stessi vivendo qualcosa di terribile. Ed era così...
Stanotte di nuovo! Un sogno terrificante, lungo quanto una tragedia a teatro, triste e disperato quanto inverosimile, che mi ha lasciato agitata, sudata, spaventata e con una sensazione di solitudine avvolgente, che mi è entrata nelle ossa.
C'eri tu, Carlo, reduce da un incidente, credo, "composto" (come dicono al mio paese), immobile, pronto per la sistemazione nella bara di legno, mentre io ero affranta, impotente, e titolata ad essere triste e disperata, perché forse eri il mio compagno e non di qualcun'altra. C'era la mia famiglia, nessuno metteva in dubbio il mio diritto d'essere la principale vittima di questa perdita terribile. Era morto il mio grande amore, ero sola.
Poi mi sono accorta che respiravi, sofferente, si, ma respiravi. Mi sono guardata intorno supplicando gli altri con lo sguardo di dirmi cosa succedeva, di confortarmi sul fatto che non si trattasse di un'illusione e che tutti vedessero che eri vivo, presente.
E così mia nonna, che non c'è più da una decina d'anni, si fa avanti e mi dice che, certo, eri vivo. "E' sempre così", mi dice, "ci vogliono 10 o 11 ore perché muoia, alla fine nella bara non respirerà più...".
Scioccata ti abbraccio e urlo che nessuno ti metterà in una bara, che non ti lascerò soffocare, che se ti ci metteranno io scenderò lì sotto, nella fossa, insieme a te. Sembrano tutti intenzionati a procedere con il funerale come se niente fosse, tu non riesci a parlare, sospiri, mi guardi, stai male. Io ti sussurro che non ti lascerò, che ti tirerò fuori da lì e ti resterò accanto fino alla fine. Perché comunque so che stai morendo, ogni speranza svanisce, pare che funzioni così e me ne faccio una ragione. Il processo della morte è avviato e io posso solo accompagnarlo, ma non posso arrendermi al punto di accettare che morirai da solo, chiuso in una scatola di legno, sotto terra!
Chiedo quanto tempo ho prima che mi obblighino a cedere il tuo corpo, a farlo tumulare, così capisco che posso ancora temporeggiare, che posso tenerti con me, anche se tutti sembrano contro di noi. Qualcuno ride, mio padre forse, mentre mia mamma vuole aiutarmi, dice che li terrà lontani finché non saremo pronti.
E allora siamo soli, in una stanza, forse la mia di quando ero ragazza, su un divano che in realtà non ho mai avuto, e con delicatezza ti ci adagio, ponendomi al tuo fianco, col cuore a pezzi ma con la ferma convinzione che farò tutto ciò che mi sarà possibile per farti star bene in queste ultime ore, per farti sentire amato e mai solo. E il tuo sguardo mi fa capire che non sto sbagliando, che anche tu mi ami e anche tu hai bisogno di me, anche se non hai la forza per dirlo.
Quasi cadiamo mentre cerco di reggerti per le spalle fino al divano, nessuno mi aiuta, come fossero convinti che mi sto ostinando a fare qualcosa di inutile.
Copro di baci il tuo viso bellissimo e stanco, sofferente. Ti accarezzo, tengo i miei occhi costantemente nei tuoi, so che sono gli ultimi istanti tra noi, che ti sto perdendo. Mi sento terribilmente sola, sto morendo anch'io con te... Mi consola solo la convinzione che non stai sentendo dolore, non so perché, ma so che è così, che funziona così.
Ci abbracciamo e, persino in quella situazione, l'eccitazione prende il sopravvento, muoio di desiderio sapendo che non ti avrò mai più. Ci stringiamo e il tuo ventre inizia a sanguinare, prima da piccoli fori, con piccole gocce rosso scuro, poi il sangue fluisce veloce, quasi a zampilli, e vedo il tuo sguardo spaventato mentre io continuo a ripeterti che va tutto bene, che è normale così, tentando di tamponare le perdite con i primi tessuti che trovo e con le mie mani, fingendo una familiarità con quei gesti che in realtà non esiste, perché io non ho mai vissuto niente di così terribile!
Tu mi credi, ti rassereni, capisco che non hai dolore, mi calmo anch'io. Continuo a starti accanto, stretta, a dirti quanto sei speciale, quanto ti amo e che sarà così per sempre, a ricordarti che non devi avere paura di niente, che sarò con te, sempre, che non sarai solo.
Poi entrano in scena tre o quattro tipi dall'aspetto solido e minaccioso, giovani e convinti che quello che accade tra noi sia contro natura, sia sbagliato. Vogliono separarci e vogliono che il tuo corpo sia seppellito. Ti afferrano e, mentre mi trattengono lontano da te, vedo che con una sorta di ascia cercano di tagliarti un braccio. Ancora sangue, ancora ferite, mentre tu non puoi reagire e neanche ti lamenti. Io continuo a sperare che tu non possa soffrire e urlo e mi scaglio contro di loro insultandoli e certa che si tratti di un gruppo di fanatici di destra, che sanno che noi non lo siamo.
E qui la confusione aumenta, finchè non riusciamo a liberarci, o finchè non muori, non riesco a ricordare...
Dopo so che non c'eri più, eri morto, ero sola in mezzo alla mia famiglia, sola con dentro un amore e un dolore che gli altri non volevano riconoscere, ridevano, mi deridevano. Non capivo.
Immagini veloci mi passavano nella mente, io e te, i vestiti che ti piaceva vedermi indosso, mi chiedevo che senso avrebbe avuto da quel momento in poi indossarli o indossarne altri, per chi, per piacere a chi? Che senso avrebbe avuto vivere, fare acquisti, cercare spazi e occasioni per divertirsi se tu non ci saresti stato...
E poi mi è tornato in mente Marco, non so se tra noi c'era già qualcosa, ma ho pensato a lui come alla mia possibile ancora di salvezza, non mi consolava ma mi dava speranza. Non ricordavo nulla di Luca, forse non avevo un figlio in quella vita lì, forse ero molto più giovane di adesso.
So solo che mi restava un'unica certezza, che ti avrei sempre amato, che nessuno sarebbe stato per me quell'amore intenso e ideale che eri stato tu. E forse è davvero così, anche se la mia vita non è con te, anche se tu sei vivo e forse felice con un'altra, anche se amo un uomo incredibilmente speciale e ho un figlio bellissimo.
Amo te, mio sogno, mio incubo.
Magari un giorno ti racconterò questa oscenità di visione onirica, o forse no, lascerò che mi prendano per pazza soli i pochi che mi leggeranno qui...

post elezioni e post era dem, forse...

Dopo qualche giorno, che a caldo rischiavo di lasciarmi prendere da rabbia e sconforto, voglio fare un augurio a questo nostro paese che ha fatto la sua scelta. E almeno sono felice che abbia fatto una scelta e che, contrariamente alle aspettative, in tanti siano andati a votare, non cedendo alla tentazione di arrendersi all'inerzia, alla voglia di non assumersi la responsabilità del futuro di tutti noi.
Complimenti e grazie a tutti quelli che sono andati a votare, che tirarsi indietro non lo trovo davvero accettabile, non se si vuole vivere in società con il resto della popolazione, dentro un sistema che continuamente viene criticato ma che poi in pochi cercano di cambiare.
Detto questo, il risultato non è certo di mio gradimento, me l'aspettavo, eccetto forse l'exploit di Salvini che ancora non riesco a digerire, soprattutto nel centro e sud Italia! Da sarda non capisco come si possa andare a votare Lega, ma del resto non capisco neanche chi vota indipendentista, per cui le due cose forse sono collegate. Non sono per le autonomie spinte, sono una maniaca del controllo e, per natura, forse troppo centralista.
Ma quel che mi fa rabbia è che sono certa che chi ha votato Lega e anche 5 stelle, lo ha fatto per la paura fottuta degli immigrati, per quanto qui in Sardegna ti ci devi proprio impegnare per incrociare più di due extracomunitari per strada in uno stesso giorno! Ma tant'è! La paura fa vedere stranieri e pericoli ovunque. E poi hanno votato pensando che forse ci sarà modo di pagare meno tasse, o di evaderle con più facilità di quanto già non accada, e per ultimo, che forse lo Stato comincerà ad aprire i rubinetti e a distribuire redditi di cittadinanza a tutti, in barba al debito pubblico in crescita e fingendo che tagliare stipendi e vitalizi ai parlamentari e simili possa compensare quelle uscite. Già, perché la spending review di cui tanto hanno parlato i grillini in realtà non si capisce dove intendano attuarla! E' vero che sprechi ce ne son tanti, e lavorando in una pubblica amministrazione posso averne una qualche idea, ma certo non stanno dove pensano loro! E' la cattiva gestione che genera sprechi, è la tendenza a mettere al vertice degli incapaci che genera a cascata inefficienze e ingiustizie, è il non pretendere che chi fa l'amministratore locale sia almeno preparato e in grado di comprendere i meccanismi della macchina che dovrebbe governare, a rendere impossibile una gestione responsabile delle risorse o, a volte, a impedirne proprio l'utilizzo anche quando le risorse abbondano!
Insomma, è l'incompetenza a rendere impossibile il cambiamento, per questo (e non solo) non mi convince un movimento che dell'improvvisazione e della verginità fa il suo motto! Io preferisco l'esperienza e la serietà.
Io preferisco chi mi dice che per fare determinati lavori ci vuole preparazione, professionale o accademica poco cambia, preferisco chi mi dice che, se non muovi il culo per cercare lavoro, non sarà lo Stato a bussare a casa per offrirtelo, preferisco chi mi dice che all'impegno e allo studio corrisponderà una posizione proporzionalmente vantaggiosa o di prestigio, non che per il solo fatto di esistere si possa aspirare a uno stipendio quando non fai nulla per conquistarlo e poi per meritarlo!
Preferisco la meritocrazia al "tutto per tutti". Preferisco le uguali opportunità di ottenere lavoro, casa, famiglia, felicità, senza che queste stesse cose vengano lette come diritto soggettivo inalienabile anche se non hai proprio voglia di metterti in gioco e dimostrare chi sei e cosa puoi fare.
Ho tanti amici che si fanno il mazzo, e che infatti lavorano, fosse pure in modo non continuativo, ma ce la fanno! E ne ho altri che risultano poveracci e che, lo so bene, hanno avute tante possibilità di avere un lavoro o un'attività o comunque una vita "regolare" che richiedeva soltanto metter la sveglia la mattina, alzarsi e fare giornalmente quello che erano assolutamente in grado di fare, a volte con maestria! Quelle possibilità le hanno sempre bruciate per poi venire da me a piangere miseria, a darmi della "fortunata" per il mio noioso lavoro uguale tutti i giorni della mia vita, per il mio modesto ma sicuro stipendio col quale, sono certa, col tenore di vita che pretendono di avere, non sarebbe bastato loro per metà mese! Non hanno soldi e hanno tante più cose di me, nel senso che hanno sempre i contanti in tasca, magari sganciati da genitori generosi, fratelli e amici ai quali chiedono senza ritegno alcuno (e tra questi ci son anch'io, che ci casco sempre!), escono tutti i giorni, bevono, giocano, si divertono, alla faccia dei vari figli che intanto hanno messo al mondo e per i quali si recano in comune a chiedere assistenza, anzi, a pretenderla!
Lo so che ci sono persone che hanno perso il lavoro e che davvero vivono situazioni disastrose insieme alle loro famiglie, sono fermamente convinta che a loro e a chi ha davvero difficoltà dovrebbero essere indirizzate le nostre attenzioni e le risorse economiche. Io sono per uno stato sociale forte e presente, ma non sono per l'assistenzialismo puro che non ha mai fatto bene a nessuno!
La sola espressione "reddito di cittadinanza" mi da i brividi. Cosa raccontiamo ai nostri giovani, che si ha diritto ad avere tutto anche se si è scelto (e ribadisco "scelto") di non studiare, di non abbassarsi a fare lavori proponibili a chi non ha nemmeno un diploma, di avere la puzza sotto il naso e, magari, di andare pure in giro a vandalizzare e distruggere ciò che è stato costruito, acquistato, realizzato, con il gettito fiscale generato da chi si adatta a timbrare il cartellino ogni giorno, a fare magari anche il lavoro di qualcun altro che non è in grado di farlo (ma che è entrato comunque, non per colpa sua ma di qualcuno che pensa che far del bene significhi  dare lavoro a chi non sarà mai in grado di svolgerlo!), a pagare bollette e rispettare le regole, insegnando ai propri figli a fare altrettanto, e a capire che bisogna sognare, certo, ma bisogna anche darsi da fare per realizzare quei sogni!
Insomma, oggi penso che a queste elezioni si sia scelta la strada che sembrava più facile e promettente, penso che in molti pensino davvero che si possa mandare al macero la riforma delle pensioni, che si potrà ricominciare a spendere e spandere come ai tempi di DC e PSI, che il deficit e lo spread siano solo invenzioni di fantomatici complottisti, che l'Europa sia solo una mangiatoia dalla quale attingere senza dare, che cacciando via gli stranieri, meglio se buttandoli giù dai barconi prima di vederli, si possa proteggere il nostro orticello e ignorare il fatto che il mondo è cambiato, che l'Italia non è una nostra proprietà, che la globalizzazione non esiste solo quando ci fa comodo, che tutti, tutti al mondo, hanno diritto di cercare e inseguire la felicità o, più spesso, la sopravvivenza!
Io ero e sono con il PD, qualcuno dice che sembro una bigotta in chiesa, che vivo la politica come una fede, con il prosciutto sugli occhi. Non lo credo, io vedo le distorsioni all'interno del partito e del sistema paese, io vorrei che venissero corrette, ma so anche che la perfezione non esiste, che a cercar continuamente una nuova casa dove fare l'uovo, senza accertarsi che sia davvero meglio della precedente, si rischia soltanto di buttare al cesso tutto ciò che si è faticosamente costruito fino ad ora. E si è costruito tanto, di questo dovremmo andare orgogliosi. Le riforme che gli altri vorrebbero affossare, sono riforme perfettibili, ma di sicuro innovative e mirate a una maggiore efficienza ed equità sociale. E se solo il paese avesse creduto nella riforma costituzionale, adesso avremmo un'Italia diversa, con un governo 5 stelle solido, che avrebbe potuto governare serenamente per 5 anni senza dover mendicare voti in giro! Avremmo avuto una sola Camera, un processo legislativo più veloce e snello, un governo che avrebbe dovuto metterci la faccia e rispondere del suo operato.
Per questo penso che ora il PD stia rispondendo del suo operato in modo ingiusto. La faccia ce l'ha messa, le decisioni sono state prese, con coraggio, ma forse la comunicazione non è stata il massimo. E, certo, la classe politica, soprattutto a livello locale, non all'altezza (vedasi Giunta Pigliaru qui in Sardegna!!!).
E adesso mi fa male vedere Renzi che scalpita come uno scolaretto capriccioso, annebbiato dalla rabbia, senza autocontrollo e guidato da desiderio di vendetta e rivalsa. Ma nei confronti di chi poi? Perché questo atteggiamento alla fine farà male solo al paese, che il partito se n'è già fatto abbastanza! Se non si formerà alla svelta un governo, questo paese andrà in caduta libera e io questo non lo desidero, anche se dovesse significare fare da stampella ai 5 stelle. Il paese li ha scelti, è solo colpa di questa legge elettorale se non hanno i numeri. E allora diamoglieli, cercando almeno di limitare il danno quando cercheranno di andare alla deriva, di fare cazzate troppo grosse.
Hanno l'investitura del popolo, rispettiamola, diamogli la possibilità di fare quello che il paese ha chiesto loro, votando solo quello che troveremo almeno accettabile. Mi sembra più sensato che non pestare i piedi ed aspettare di vederli piangere e magari, alla fine allearsi alla Lega, che punti in comune per i miei gusti ne hanno fin troppi e se faranno un programma con loro non sarà niente di buono!!!
Io non sono contro Renzi, anzi lo ringrazio per quel che ha fatto finora. Io vorrei solo che ragionasse, che tutti lo facessero prima di spezzare in due il partito e l'elettorato. C'è un tempo per lottare e un tempo per la responsabilità, ce lo siamo sempre detti. Bè, questo è decisamente il momento della responsabilità, di dimostrare al paese che noi ci saremo sempre quando sarà necessario. E per far questo non serve un cambio di segreterio o di leader, che è dall'89 che ci facciamo del male cacciandone uno ad ogni tornata elettorale! Perché gli altri vanno sempre oltre e noi invece ci flagelliamo? Cambiare direzione si può, guidare il partito verso una transizione si può, smettere di insultarci a vicenda si può. E non va fatto per recuperare voti, che quelli per un bel po' sono andati, va fatto solo perché è giusto. Il Paese non chiede più sinistra, chiede sicurezza e coerenza.
Quindi spero di non risvegliarmi tra qualche mese con un partito distrutto e senza speranze e con un paese allo sbando.
Buona fortuna a tutti noi
Ieri serata film in solitudine...
"La foresta dei sogni" di GUS VAN SANT, del 2015, con un Matthew McConaughey inedito, almeno per me, e una brava Naomi Watts.

Certo non un film per stare su con l'umore, eppure dopo mi sono sentita più leggera...
Risultati immagini per la foresta dei sogniSarà che parlare di riscatto della vita e dell'amore sulla morte regala comunque una speranza delicata e dal sapore dolce, anche se leggero; sarà che vedere qualcuno che ritrova la sua strada dopo essersi drammaticamente perso fa pensare a noi stessi e al fatto che, forse, ce la faremo anche noi, perché è capitato a tutti di perdersi, e se non è capitato capiterà di sicuro!
Insomma, un film che ti inchioda allo schermo, senza troppi artifici, solo con il desiderio di capire e sapere che c'è ancora un senso nelle azioni di quell'uomo e nelle nostre.
Un film che consiglio, anche se, visto che non è una novità, sarò forse una delle poche a non averlo guardato prima!!!

Madre o donna? Si tratta sempre di scelte

Sto impazzendo, sto per scoppiare, come tante prima e come nessuna che sia mai stata perdonata e compresa...
Un bambino di 5 anni che continua a parlare, a chiamarmi anche quando sono a 20 cm da lui, che dice "mamma" come respirasse, come fosse impossibile evitarlo almeno qualche volta per lasciar riposare le mie orecchie esauste e irritate.
Un bambino che si annoia, e vorrei vedere, se alle 4 del pomeriggio tuo padre si butta nel divano a riposare (e intanto russa senza preoccuparsi di quanto questo possa essere fastidioso) e tua madre, che naturalmente non ha nessuna voglia di giocare con te, cazzeggia con un tablet mentre pensa che vorrebbe essere da un'altra parte, anche solo in giro con marito e figlio pur di non far dormire il primo e pur di distrarre e stancare il secondo!
Un bambino sta sveglio nel pomeriggio, è quella l'ora in cui dovrebbe uscire, giocare, vivere, non la notte, al buio, quando gli adulti vorrebbero sentirsi adulti, invece di stare ancora a combattere con cartoni alla TV e domande e tentativi maldestri d'intrattenimento da bambini.
Non so alla fine se sono io quella che non vuole accettare il fatto che essere genitore comporta cambiamenti, oppure lui, che insiste a comportarsi come se il riposo pomeridiano gli fosse dovuto e potesse essere utile a dargli la carica per affrontare la nottata! Noi non avremo una nottata, noi avremo solo lunghe ore da passare con un bambino annoiato e nervoso, che non vorrà uscire di casa dopo l'imbrunire, soprattutto sapendo che tutti i suoi cuginetti sono malati e gli amichetti impegnati. E quindi resteremo a casa e io, oltre ad innervosirmi ingiustamente con mio figlio, avrò il muso anche con Marco, perché sa bene che avrei preferito uscire, che avrei preferito riempire queste ore inutili, che alla fine mi sento pure in colpa con Luca, perché è solo un bambino e avrebbe tutto il diritto di giocare e ridere con altri bambini. E dovrebbe farlo nelle ore diurne, mica la notte mentre noi cerchiamo di allontanarlo dal tavolo in cui cerchiamo di bere in pace un bicchiere di vino!

Ma lui è figlio unico e, se da un lato sono stramaledettamente certa di non volere altri figli, dall'altro mi dispiace davvero per lui, per la sua solitudine, per il fatto che dovrà affrontare noia, lotte, gioie e problemi tutto da solo.
Due non potrei sopportarli, e non saprei neanche logisticamente dove piazzarli, ma uno è davvero triste da sopportare.
L'amore non basta per rendere tutto questo più vivibile, non basta neanche la consapevolezza della fortuna immensa che abbiamo per questa piccola famigliola che ci siamo conquistati, per il posto bellissimo in cui siamo nati, per la fame e le guerre che non conosciamo, per tutti i sacrifici che non dobbiamo affrontare.
Non basta la lucidità mentale per essere felici e, comunque, sta cominciando a vacillare anche quella!
Voglio scappare, allontanarmi, vivere con la mente libera, oppure solo fare un giro di shopping per spegnere il cervello!
Voglio rinfacciare a Marco che doveva garantirmi di essere meno assillata di così, doveva occuparsi lui dell'intrattenimento del piccolo mentre io li avrei amati e coccolati entrambi. Invece mi ritrovo a coccolare solo il mio bambino mentre spero che mi lasci un po' in pace, e a ignorare il mio uomo senza ricordare dove sia finito il desiderio che provavo per lui.
Che tristezza...



In tempi di molestie...

E dopo lo scandalo Weinstein (quello del produttore cinematografico statunitense che avrebbe imposto pratiche sessuali di vario genere ad attrici e collaboratrici in cambio di favoritismi o anche fine a se stesse), dopo la gara a chi (già famoso e non) poteva raccontare l'abuso più umiliante, che fosse stato messo in atto da quel produttore o da altri, dopo le cazzate inverosimili di Asia Argento, dopo le rivelazioni anonime di presunte ex attrici, dopo il sexy gate inglese (e anche lì teste che cadono...nel vero senso della parola), dopo la distruzione di un artista come Kevin Spacey per presunti abusi o molestie perpetrati per decenni e di cui si saprebbe solo ora, per l'irrefrenabile voglia di giustizia e verità di una serie infinita di soggetti che gli sono passati accanto, dopo tutto questo cosa dovremo aspettarci?
Non che questo abbia troppa rilevanza, ma sono una donna e, da donna, capisco bene che, in certe situazioni, soprattutto in presenza di uomini che hanno un ruolo apicale o comunque nei confronti dei quali abbiamo motivo di sentirci subalterne o ricattabili, subire una molestia o un'avance troppo spinta diventa più difficile da gestire che non in situazione di parità. Capisco che si possa avvertire il peso dell'autorevolezza del presunto personaggio autorevole, capisco che si possa desiderare intensamente l'approvazione dell'uomo che per noi è magari fonte di ispirazione e ammirazione, capisco che si possa mettere sul piatto della bilancia tutti i sacrifici fatti per arrivare fin lì e magari chiedersi se valga la pena di umiliarsi per ottenere ciò che, forse, ci spetterebbe.
Capisco che di certi uomini si possa persino avere paura, quando li si rispetta estremamente, quando ci colgono di sorpresa con atteggiamenti che li rendono irriconoscibili, che quasi ci fanno dubitare di noi stesse e dell'interpretazione dei fatti che stiamo dando, facendoci sentire doppiamente deboli e ingenue, se non presuntuose.
Capisco che ci si possa pure convincere che, come molti dicono, il mondo funziona così e se vuoi arrivare ci sono compromessi a cui prima o poi bisogna sottostare, senza mai protestare, che non è vantaggioso.
Capisco che spesso, se si subisce un abuso o una molestia o, peggio, una violenza, diventi davvero difficile raccontare, denunciare, rischiare di essere messe noi stesse in discussione, giudicate per "essercela cercata" o per non averla saputa gestire.
Capisco.
Eppure qui qualcosa non mi convince. Dove sta l'errore, quel neo fastidioso che mi fa sentire a disagio, che mi impedisce di solidarizzare con tutta questa gente che si lancia in confessioni dell'ultim'ora, in racconti di fatti che dovrebbero essere già un po' sbiaditi ma che sembrano nitidi come fossero avvenuti ieri?
Cosa mi irrita nel susseguirsi di denunce, spesso senza nominare il presunto colpevole, giustificate con l'esigenza di rendere il mondo partecipe di questo schifo, di rendere le donne più coraggiose e capaci di dire NO, più sicure e disponibili a chiedere aiuto per il danno subito?
Non so di preciso cosa mi metta a disagio in tutto questo, ma so che non è con gli scandali che si cambia la mentalità della gente, delle donne in primis. Non è con gli scandali che si arriva alla verità e alla giustizia. Non è con questi scandali che insegniamo alle ragazze più giovani a difendersi e gestire il proprio corpo e la propria sensualità.
Non sono convinta che il ruolo o la visione della figura femminile siano cambiate in peggio in questi anni, anzi, sono convinta del contrario. Tante battaglie portate avanti dalle nostre madri (forse non dalla mia) e da uomini illuminati (almeno per qualche tempo) hanno di fatto cambiato il modo in cui la donna stessa concepisce se stessa. E hanno cambiato le aspettative della società' nei suoi confronti, anche se non sempre quelle della sua famiglia di origine o di ingresso, che continuano spesso ad essere ancorate all'idea della donna fragile, mamma, lavandaia e angelo del focolare. E' vero che, alla faccia della legislazione paritaria e non sessista, nella realtà' certe discriminazioni e soprusi sopravvivono allegramente, sarà vero, se lo sento e leggo ovunque, che c'è disparità nelle retribuzioni, che l'accesso ai posti di vertice, ai ruoli apicali, è spesso precluso alle donne o almeno reso molto più difficile che per gli uomini. E' vero, sarà vero.
Eppure io non ho mai, e sottolineo mai, provato neppure la sensazione di essere stata giudicata ingiustamente o non selezionata o valutata in modo scorretto solo in quanto donna. Non mi sono sentita messa da parte in nessuna discussione, in ambito lavorativo, di associazionismo politico o sociale, non ho mai pensato di aver dovuto faticare il doppio per raggiungere ogni obiettivo sociale o professionale, perché effettivamente non è mai successo!
Ora, mi si potrà contestare il fatto che io non ho certo fatto una gran carriera, che non ricopro posti di vertice in nessun campo, che non sono stata ambiziosa e che mi sono accontentata del ruolo che mi è stato concesso perché comunque non ambito da un maschio.  Non sono d'accordo.
Io ho raggiunto gli obiettivi che mi sono prefissata praticamente sempre, quando mi interessavano davvero, io ho scelto cosa fare e ho concorso insieme agli uomini senza pensare mai di essere in svantaggio rispetto a loro. Io non mi sentivo costretta a dare di più, nessuno mi ha mai fatto intendere che avrei dovuto dare di più. So di essere stimata nella mia professione e nell'ambiente di lavoro in genere, so che tanti hanno avuto fiducia in me, so che pensano che dovrei andare oltre, avere più ambizione. So che potrei fare di più, nel senso che potrei aspirare a posizioni più prestigiose e trattamenti economici maggiori. Ma non mi interessano, e non perché non ami i soldi e il benessere che possono regalare, ma solo perché raggiungere altri obiettivi significherebbe perdere quel poco di tempo e spazio che ho per me, significherebbe sacrifici che non intendo affrontare e impegni ai quali non intendo corrispondere. E questo non perché sono donna, solo perché sono fatta così, perché in linea di massima amo la mia vita e la voglio mantenere su misura per me.
E Marco, l'uomo con cui condivido la vita quotidiana, le speranze e i sogni, la pensa come me, e anche lui ha scelto una vita semplice, in cui lavoro e ambizioni non trovano posto prima di noi stessi e della nostra famiglia.
Ma tutto questo non ha a che fare con il sesso dell'uno o dell'altro!
Insomma, una donna, se ne ha le capacità, la voglia e le competenze, può arrivare dove vuole, facendosi valere come fan tutti, senza pensare di aver diritto a non so quale solidarietà femminile e senza pensare di arrivare in alto per combattere non so quali battaglie di genere.
Tornando all'argomento iniziale, quindi, mi convince poco il pensiero comune che una donna, per far carriera, debba sottostare a chissà quali osceni compromessi, non di rado di tipo sessuale. Sono certa che le proposte vengano fatte e siano all'ordine del giorno in certi ambienti, visto che lo sono persino in quelli meno frequentati da bellezze e persone affascinanti.
Le proposte oscene ci sono e a quelle esistono diversi modi di reagire, tutti più o meno legittimi. Puoi rifiutare dando di matto e denunciando, puoi ribellarti e passare al contrattacco, magari ricattando o sputtanando, puoi buttarla sul gioco e prendere tempo per ottenere quel che vuoi, illudendo l'altro di essere sulla buona strada mentre lo usi soltanto, puoi dire si, godertela o trattenere i conati, puoi fare quel che ritieni valga la pena di fare. Ma di certo non puoi starci, prendere ciò che ti viene offerto in cambio e poi, dopo anni,  andare a piangere in giro, buttando fango su te stessa e sugli altri, pretendendo di passare per vittima e non per una semplice rotella di un ingranaggio perverso che tu stessa stai contribuendo a far funzionare.
So che non si può generalizzare, e per questo non ho gradito il tam tam e il "me too" cui tutte e tutti si sono accodati, dando poi della traditrice a donne che hanno osato tirarsi fuori e dire che, si, l'approccio un po' spinto ci sta, che non si può sempre criminalizzare l'uso del proprio fascino e neppure del potere, visto che spesso è questo che spinge le donne o gli uomini ad avvicinare certe persone, a farcisi fotografare insieme o anche solo a lasciare intendere che ci sia una confidenza e un'intimità in realtà inesistenti.
E diciamoci la verità, care signore, a chinpiace l'uomo timido, impacciato, che chiede il permesso per baciarti, per toccati, per scoparti!?
Insomma, guai a chi cerca di violare la mia dignità e il mio corpo senza il mio esplicito consenso, basta con le violenze e giusto sempre denunciare abusi o stupri, senza remore. Ma non sarà mai un abuso un maldestro tentativo di sedurmi, magari con una palpata sgradita sul culo, non lo sara' mai un bacio rubato, anche se poi ti becchi uno schiaffo, non lo sara' mai una proposta oscena, neanche sul posto di lavoro, salvo che venga riproposta dopo il chiaro rifiuto e il monito a che non si ripeta più quel tipo di situazione.
Insomma, non penso che vivere nel terrore di essere denunciati per molestie per ogni approccio o allusione o battuta sia il modo migliore di viveso che piacerà a nessuno dover far sottoscrivere dichiarazioni di consenso in bollo per potersi lasciare andare a posare la mano su seno o su un pene, si sa mai che qualcuno si senta abusato...

depilazione definitiva, un sogno che si avvera

Peli superflui, l'incubo di qualsiasi donna (e di molti uomini), con esclusione di quelle fanatiche del "tutto naturale" che si ostinano ad andare in giro (e al mare, in piscina, come a letto!!!) con l'ascella boscosa, l'inguine e suoi dintorni praticamente sepolti nel folto nero, a volte anche le gambe abbandonate all'invasione del pelo! So che è un'esagerazione, ma quest'estate ne ho visto più d'una, senza alcun piacere, perché se c'è una cosa che mi fa senso sono i peli sotto le ascelle, quelli che si aprono a ventaglio e che richiamano alla mente aromi non proprio piacevoli... Non importa chi li porta (perché è proprio come qualcosa che si indossa!!!), a volte è la mia mamma, a volte una cognata, a volte solo una sconosciuta, ma in generale la cosa suscita in me un illecito sdegno.
So che non ho motivo di giudicare o sdegnarmi, so che non è niente di importante, ma non mi piacciono i peli, neanche se sono allo stato brado per scelta del loro padrone.
Bè, ho visto una ragazza in spiaggia a Costa Rei, una che vendeva le famose gonne magiche, quelle che diventano top, pareo, abito e tutto ciò che vuoi, se riesci a ricordare i 300 giri e pieghe e risvolti da far fare alla stoffa! Quella ragazza era magra quanto basta, abbronzata quanto basta, con un corpo proporzionato e tondo quando basta, senza trucco ma graziosa e, dulcis in fundo, sicuramente col pelo libero per scelta. Indossava quei capi con movimenti leggiadri, svelti, sicuri, con quel seno e quel culetto niente male, i suoi riccioli lunghi e semi-biondi, il suo bel sorriso. E io non riuscivo a smettere di notare quei peli nell'ascella, e quella peluria incolta (ma per sua fortuna molto rada) ai lati dello slip brasiliano. Andava in giro con un tipo un po' hippy anche lui, meno carino e certamente più peloso. Non so dire se lei avesse anche i baffetti ma la carnagione e la peluria chiara sicuramente giocavano a suo favore. Certo, se con la peluria incolta e il brasiliano ci fossi andata io in spiaggia, gli sguardi che avrebbero attirato i miei peli scuri e folti sarebbero stati ben più numerosi e sicuramente schifati!
Già, io e i miei peli non andiamo d'accordo. Ok le sopracciglia, che sono scure e ben definite (dopo che ci lavoro sopra, si intende!), ma i peli delle ascelle o dell'inguine, interno cosce compreso, non li mostrerei mai a nessuno! Li ho sempre combattuti e ora, finalmente, so che sto per vincere la battaglia, anzi, la guerra!
All'attivo 6 sedute di laser diodo per inguine e ascelle e 4 per le gambe, ginocchio compreso. E i risultati ci sono, si vedono, mi convincono sempre più della bontà della scelta e della spesa. Perché effettivamente la spesa è rilevante, si aggira intorno agli 80 euro al mese (ed è pure un buon prezzo), ed è il motivo per cui non mi sono sottoposta prima a questi trattamenti. Non avevo i soldi.
Ora, con una situazione economica un po' più serena, posso permettermi di fare questa piccola pazzia e Marco (mio marito...) ne è stato ben felice, perché, se c'è una cosa che lo innervosisce, è dovermi aspettare mentre cerco di darmi una sistemata per andare al mare o per potermi vestire come l'estate richiede, o, ancora peggio, sentirsi dire che non vengo al mare perché devo ancora depilarmi.
Non uso il rasoio, lo facevo da ragazzina e me ne sono pentita amaramente, visto che funziona come un concime per peli, per cui saranno 25 anni che sono fedele ad un epilatore elettrico, il mio SilkEpil Braun; non sempre lo stesso, diciamo che lo cambio ogni 5 anni circa.
L'epilatore per me è meno stressante della ceretta, che comunque non so fare, e mi consente di strappare i peli anche quando sono molto corti, però richiede tempo e in più lascia dei segni rossi visibili per almeno un giorno, limitando di fatto il mio sfoggio di abitini o costumi da bagno.
Quando si hanno figli, poi, quel suono da decespugliatore diventa un rumore che fa da esca, il mio almeno ne è attratto, incuriosito, per cui devo cercare di usarlo in sua assenza, cosa che non si realizza spesso.
Ho iniziato le sedute di laser non certissima che le avrei portate avanti, visto che sono una che molla, si stanca facilmente, soprattutto se per portare a termine un qualcosa sono richiesti numerosi e continui appuntamenti. Ma ho trovato un'estetista che posso raggiungere comodamente a piedi, che mi serve puntuale, che in 20 minuti mi rispedisce a casa tutta soddisfatta nella mia convinzione di aver distrutto un altro buon numero di bulbi piliferi!
Adesso le mie ascelle sono quasi completamente prive di peli, l'inguine è sulla buona strada, sulle gambe ancora c'è da lavorare. La depilazione non è più il mio chiodo fisso, mi dimentico di dover provvedere, perché davvero i peli sono ormai pochi.  E quest'estate saranno, spero, pari a zero o giù di lì. E io avrò più tempo per me e per vivere.
Il risultato è così soddisfacente che già sto considerando la possibilità di proseguire, quando avrò completato queste parti del corpo, anche con le cosce e magari il viso.
Da fare, assolutamente da fare, quasi indolore, non lascia segni, è sicuro, le sedute sono veloci, i risultati assicurati. Addio peli, addio "tutto naturale", non fai per me!

da una dipendenza all'altra

Disintossicata da Township, forse solo per cause di forza maggiore, cioè perché il mio tablet al momento è deceduto, mi sto scoprendo un'appassionata di giochi su smartphone, i cosiddetti puzzle arcade, tipo Candy Crash per intenderci! E che palle! perché quello schermino è così piccolo e la mia vista sempre meno efficiente.
E passi pure che ci gioco mentre faccio colazione (rigorosamente da sola e in silenzio!), rinunciando a leggere le solite 5 pagine di libro, ma ormai ci gioco pure mentre siamo a cena, io, Marco e il nostro bambino cinquenne! Che esempio di madre, con quale faccia tosta poi gli chiedo di mangiare e non incantarsi guardando la TV! Qualcuno direbbe che già la TV è un elemento di disturbo durante i pasti consumati in famiglia, quando quei momenti sono tra i pochi che si passano tutti e tre insieme, vicini vicini...
Ma io e Marco siamo entrambi cresciuti in famiglie che, senza considerarsi TV dipendenti, vivono con quella macchina perennemente accesa, anche quando nessuno la sta guardando, a volte addirittura con 2 TV accese in stanze diverse e con nessuno spettatore in una delle due! E il tutto senza che neanche sentano il fastidio dell'eco o del suono in differita di uno dei due audio. Non faccio che spegnere le loro TV, e mio padre non fa che chiedersi chi mai avrà spento il televisore, del quale si accorge, magari, soltanto quando non ne sente più il rumore!
E così anche a casa nostra la TV è quasi sempre accesa, che la seguiamo oppure no. Di solito vanno in onda cartoni, poi, ogni volta che Luca si distrae, un TG, quello di Sky, che va in onda a tutte le ore, pur non essendo certo il massimo!
E nonostante ciò, non avrei mai pensato di poter diventare una che va a tavola con il telefono in mano. Chiariamoci, io ci gioco soltanto, niente chat, niente social, niente sms o WhatsApp, solo giochini tranquilli ma ipnotizzanti, frutta, caramelle, pietre colorate da abbinare, raccogliere, ordinare secondo regole e criteri precisi. Puro relax, e a me quello piace davvero tanto!
Ma sarà il caso di far riparare il tablet, altrimenti ci perdo la vista. E poi è un po' più complicato ospitare il tablet a tavola con noi...magari riuscirò a lasciarlo sul divano, solo soletto, in attesa che io torni al gioco di turno.
 
Sto usando questo blog quasi come un diario, tanto non lo legge praticamente nessuno, così anche questi elevatissimi pensieri ci finiscono dentro. E si, questa sono io.
E ora non ho più voglia di scrivere. STOP.

Un sogno, un incubo, un monito?

Sono giorni che mi sveglio agitata, con la sensazione di aver visto e vissuto nel sonno cose che non sono riuscita a capire ma che, invece, ...